Vocabolario del Legno

Vocaboli e terminologie usate nel mondo del legno

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Termine Definizione
demanio forestale
Genericamente intendesi per d. f. il complesso delle proprietà boschive appartenenti ai Comuni, Province, Enti vari, ed infine, allo Stato, caratterizzati dall'inalienabilità.Il primo nucleo del d. f. dello Stato fu dato da un gruppo di foresteche il Ministero delle Finanze passò nel 1871 all'Amministrazione Forestale perchè essa provvedesse ad una buona gestione. Per nuove assegnazioni, permute, acquisti il d.f. dello Stato crebbe lentamente di importanza. Con la dicitura di foreste demaniali si indica attualmente il patrimonio dell'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, nonché le foreste già del Demanio dello Stato passate alle Regioni Autonome. Tale dicitura è però impropria perchè dette foreste costituiscono un patrimonio indisponibile.
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demaschiatura della sughera
Operazione con la quale si stacca per la prima volta il sughero dalla quercia sughera: la denominazione deriva dal fatto che il primo sughero, ruvido e grossolano, è detto sughero maschio.
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dendrocronologia

Parola che deriva dal greco: dendron = albero; kronos = tempo; logos = discorso. È una scienza recente che studia l'accrescimento delle piante arboree nel tempo, le modalità con cui questo si sviluppa e i fattori esterni che lo influenzano.
Nei climi temperati in cui si ha l'alternanza di stagioni calde e stagioni fredde gli alberi crescono formando nella sezione trasversale del fusto una serie di anelli concentrici dovuti alla differenza fra il legno prodotto in primavera e quello prodotto in estate e nel primo autunno.
Lo spessore di ogni singolo anello dipende da diversi fattori fra i quali quelli biologici (la specie, l'età della pianta, la posizione sociale, eventuali avversità ), stazionali (altitudine, suolo, esposizione, pendenza del versante ecc.) e climatici (temperatura, umidità, precipitazioni ecc.).
L'albero reagisce immediatamente al variare di questi fattori producendo, per quell'anno, un diverso quantitativo di legno e quindi un diverso spessore dell'anello.
Misurando con la massima precisione lo spessore di ciascun anello e mettendo in grafico tali valori in funzione della sua età (e quindi di ciascun anno passato) è possibile tracciare delle curve dette "curve dendrocronologiche".
In determinate condizioni ambientali la pianta può produrre "falsi anelli" (un secondo anello nello stesso anno) oppure omettere l'anello di un anno (in caso di periodo vegetativo troppo breve).
Collegando fra loro curve dendrocronologiche di piante cresciute in tempi successivi è possibile creare "curve standard" o "master", cioè curve che riguardano periodi di secoli o anche millenni di determinate zone geografiche (esiste una curva del genere Quercus valida per l'Europa del nord che abbraccia gli ultimi 10.000 anni.).
Utilizzando tali curve è possibile determinare il periodo in cui è cresciuto un determinato campione di legno contenente una serie di anelli "leggibili" prelevato da un manufatto del quale si vuole conoscere l'epoca.
Attraverso la lettura degli anelli si ricava una curva dendrocronologica, confrontando questa con una curva standard (metodo detto "cross-dating" o "datazione incrociata") mediante osservazione visuale o attraverso elaborazione a computer si ricercano le coincidenze fra le ampiezze anulari del campione in esame e la curva standard così da determinare di conseguenza il periodo in cui è vissuta la pianta che ha fornito il campione.

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dendrologia
Parte della botanica che studia il riconoscimento e le caratteristiche morfologiche delle specie legnose.
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dendrometrico (coefficiente)
v. volume effettivo di un albero.
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densificazione del legno
Procedimento di compressione, per lo più trasversale, del legno allo scopo di diminuirne il volume e aumentarne peso specifico migliorandone così le caratteristiche.
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densità
Con densità assoluta di un corpo di massa m e volume v si intende il rapporto m/v ossia la massa dell'unità di volume. Nel caso in cui i pesi siano espressi in g-peso (unità pratica di forza) il peso risulta espresso dallo stesso numero della massa (che è sempre misurata in g) onde il peso specifico di un corpo di peso P e volume V, definito come rapporto P-V, risulta numericamente uguale alla densità.
La d. si determina con i picnometri e, per i liquidi, soprattutto con gli aereometri.
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densità basale
Rapporto tra il peo della sostanza secca contenuta in un pezzo di legno ed il suo volume allo stato fresco. Differisce dal peso specifico perchè i due termini del rapporto non sono misurati contemporaneamente nella stessa condizione di umidità, ma in due tempi diversi e precisamente negli stati estremi. La d. b. prescinde pertanto dal ritiro del legno, che invece fa variare il peso specifico e per tale ragione è di grande interesse ogni qualvolta interessa di conoscere quanta sostanza legnosa secca si può avere da un dato volume fresco o più generalmente, da un certo soprassuolo forestale: questo caso si presenta p. es. nella fabbricazione della cellulosa, il cui rendimento dipende dalla quantità di sostanza legnosa secca
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densità boschiva
Un bosco nel quale il suolo sia completamente coperto dalla prolezione verticale delle chiome (o aree di insidenza) dicesi a d. b. normale o completa o colma o piena; sarà rado se rimangono delle radure scoperte; e invece a d. eccessiva se un certo numero di piante dominate (del soprassuolo principale) si trovano comprese nell'area di insidenza di altre. Oltre al criterio della continuità, discontinuità e sovrapposizione delle aree di insidenza, la d. b. può essere indicata da un raffronto tra l'area basimetnca effettivamente constatabile nel bosco in esame e quella di un bosco della stessa specie, di identica età e struttura e nelle stesse condizioni di stazione, giudicato normale.
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dente
Piccola sporgenza rettangolare tagliata nella costa di un pezzo; si differenzia dal tenone che è più grande e diversamente orientato.
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denti di sega
Sporgenze sul bordo della lama della sega, atte per loro affilatura a recidere o strappare le fibre legnose secondo il piano di segagione. I d. di s. possono avere parecchie forme e modalità diverse di affilatura e stradatura.
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depezzatura
Riduzione di un fusto in pezzi di lunghezza conforme agli assortimenti che se ne vogliono ricavare. È praticata col segone o con sega a catena non razionale il praticarla con l'accetta o il falcetto per la perdita di materiale (schegge) che ne deriva.
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deposito calcareo
Un deposito bianco-grigio di consistenza gessosa.
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derivati del legno
Il legno costituisce un importante materiale di base nell'industria chimica. Recentemente sono state sviluppate tecniche di estrazione di vari costituenti chimici del legno, ad esempio il tannino, vari pigmenti, resine e oli. Ogni anno un'enorme quantità di legno viene trattata chimicamente o meccanicamente per essere ridotta in pasta e successivamente trasformata in carta.
Oltre all'acqua, il principale costituente del tessuto legnoso è la cellulosa. Grandi quantità di questo materiale, utilizzate nella produzione di rayon e nitrocellulosa, provengono da materie prime quali il cotone, ma è in aumento la percentuale ricavata dal legno. La principale difficoltà nell'uso di cellulosa prelevata dal legno consiste nella separazione dalle impurità, ad esempio la lignina (che è un carboidrato).
In molti processi industriali, il legno può essere utilizzato come materiale chimico grezzo, senza separare la cellulosa dalla lignina.
Nel processo Bergius, viene trattato con acido cloridrico per produrre zuccheri, utilizzati poi come alimento per il bestiame o avviati al processo di fermentazione per produrre alcol. Il legno può essere trasformato in combustibili liquidi mediante idrogenazione. Viene usato da tempo come fonte di sostanze chimiche ottenute per distillazione; molte di queste sostanze, tuttavia, come l'acido acetico, l'alcol metilico e l'acetone, vengono attualmente fabbricate sinteticamente.
Recentemente sono stati ottenuti per via chimica alcuni nuovi prodotti che uniscono alle proprietà meccaniche del legno una maggiore resistenza e durata.
Il metodo principale per fabbricare questi materiali consiste nell'impregnare il legno con sostanze opportune, ad esempio una miscela di fenolo e formaldeide, e riscaldarlo in modo che le cellule vegetali reagiscano con i composti chimici, formando una materia plastica. Il legno così trattato resiste al deterioramento, agli insetti e ai tarli; la sua densità relativa è superiore a quella originale, ma la resistenza è più o meno la stessa. Spesso il legno impregnato è sottoposto, anziché a riscaldamento, a una pressione di circa 70 kg/cm2, mentre sono in corso le reazioni chimiche a livello cellulare:
il materiale che se ne ottiene ha densità relativa pari a 1,35, durezza e resistenza maggiori, ma in generale minore rigidità del legno di provenienza.
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derrick
v. falcone.
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derulaggio o derullaggio
Francesismo usato purtroppo assai spesso in luogo di sfogliatura.
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diakyanizzazione
Trattamento per impregnare il legname da opera o da paleria con bicloruro di mercurio al fine di proteggerlo dagli attacchi di funghi e di insetti. differisce dalla kyanizzazione tipica per il fatto che, allo scopo di aumentare la profondità di penetrazione dell'antisettico, prima dell'immersione nel medesimo il materiale è sottoposto ad una vaporizzazione con vapor d'acqua a 150°.
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diboscamento
v. disboscamento.
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dicioccamento
Estrazione dal terreno dei ciocchi e delle radici degli alberi tagliati. Costituisce la prima fase del dissodamento dei terreni coperti di vegetazione spontanea arbustivo arborea.
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difetti del legno
Con tale denominazione generica si intende un insieme di anomalie che portano a uno scadimento del valore del legno: tra di essi può farsi una suddivisione a seconda che si tratta di deviazione dei tessuti dalla normalità come struttura e disposizione,di interruzioni nella loro continuità, di alterazioni della costituzione chimica e delle caratteristiche essenziali.
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diluitori da colle
Liquidi per rendere le colle meno dense e meno vischiose, oppure polveri (dette anche cariche) che si aggiungono agli ordinari collanti da legno per aumentarne il volume rendendone più economico l'impiego. Dette cariche possono essere inerti (per es. farina di legno o di gusci legnosi, polvere di marmo, ecc.) o partecipare all'azione collante però con caratteristiche inferiori a quelle delle vere colle (farine di cereali).
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diradamento boschivo o dirado
Operazione con la quale, in un bosco coetaneo dove i fusti cominciano a differenziarsi, si tagliano gli individui soprannumerari, cioè quelli che, in relazione all'età ed allo sviluppo del soprassuolo, ne rendono la densità eccessiva. Il d. boschivo a differenza dello sfollo rappresenta generalmente un'operazlone attiva e rientra nelle cure di allevamento. Svariati sono i metodi di diradamento, i quali derivano dall'applicazione integrale, o dalla combinazione opportunamente studiata, dell'eliminazione parziale delle piante dominanti o delle piante dominate (d. alto e d. basso).
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diramatura
Soppressione di rami nella chioma di un albero a fogliame troppo denso, oppure di rami in posizione tale da creare asimmetria ed altri inconvenienti.
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disboscamento
Distruzione del bosco per utilizzarne i prodotti o per destinare il suolo ad altra coltura (nella presunzione, molte volte fallace, di ricavare redditi superiori a quelli del bosco). Nei paesi montuosi il d. è sempre una operazione pericolosa dal punto di vista della stabilità del suolo e del buon regime delle acque perché il terreno nudo è facile preda dell'erosione idrica ed eolica e per tali motivi in Italia è stato introdotto il concetto di vincolo che comporta una speciale disciplina dei tagli (art. 8 del R.D. 30-12-1923, n. 3267) e delle trasformazioni dei boschi in altre qualità di coltura (art. 7 id. id.) nonché dei dissodamenti dei terreni saldi vincolati.
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disco
Lama a forma circolare di una segatrice da banco.
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disetaneo (bosco)
Bosco nel quale le piante non sono tutte della stessa età. Se si tratta di una fustaia vedasi “fustaia disetanea”, se si tratta di un ceduo vedasi “ceduo a sterzo” e “ceduo composto”.
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disinfestazione
Operazione diretta a sopprimere o per lo meno a lottare contro animali, particolarmente insetti, dannosi all'uomo, ad altri animali, ai vegetali, alle derrate, e al legname in opera.
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doga
Elemento costitutivo dei fusti di legno da liquidi (barili e botti: d. arcuate, mastelli, tini: d. diritte). Le d. più pregiate per vasi vinari e per liquori sono quelle di specie quercine, di castagno e di gelso; legnami andanti come il pioppo, il salice, l'ontano e gli abeti servono per recipienti da solidi; il faggio può pure servire ma deve essere escluso se destinato a contenere sostanze alimentari alle quali talvolta conferisce cattivo odore.
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dogherella
Doga di piccola dimensione.
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dominante e dominato (albero)
Specificazioni indicanti che la chioma dell'albero si trova tutta o per buona parte sopra o sotto lo strato costituito dalle chiome degli alberi vicini.
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